Itinerario Turistico

Numerose  ed estremamente interessanti sono le emergenze storiche, archeologiche, architettoniche, paesaggistiche rilevabili nel territorio santacrocese. Per conoscerle singolarmente, iniziamo il nostro percorso dal Palazzo di citta’, simbolo di una comunita’ che, in origine di prevalente mestrazione sciclitana, modicana e ragusana, attraverso i secoli ha definito la propria identita’, imprimendole una specificità inconfondibile nel più ampio contesto della regione iblea. Il palazzo sorge dal 1874-75 nell’area un tempo occupata da una chiesa conventuale di Carmelitani abbandonata dai  monaci nel 1650 e successivamente divenuta lurido tugurio, dichiarata res nullius e utilizzata dagli amministratori comunali per le crescenti esigenze del paesello. Nel secondo dopoguerra l’edificio e’ stato  sopraelevato e ammodernato per renderlo piu’ idoneo alle esigenze di un comune in crescita. Al suo lato, costruita  negli stessi anni, sorge la chiesetta del Carmelo, voluta per accordo tra il comune e la Chiesa Madre a ricordo della ricordata chiesetta conventuale, con una architettura estremamente semplice. Al centro dell’abitato, la’ dove e’ la Piazza Vittorio Emanuele (già Piazza del Popolo), sono rilevanti la Chiesa Madre e alcuni edifici privati di particolare interesse.  Il tempio, ricostruito in un  arco temporale compreso tra la fine del ‘700 e la seconda metò dell’800, in stile barocco dialettale, con un campanile e una fronte in pietra arenaria, in gran parte proveniente dalla contrada Pirrera, presenta un interno a tre navate con diverse cappelle, un organo di qualità a 36 canne e tele di discreta fattura, tra cui una copia della “Madonna dei pellegrini” del Caravaggio, attribuita a Pietro Novelli il Monrealese o alla sua scuola, e un Battesimo di Gesu’, infine un monumento funerario in marmo policromo, fatto erigere ai primi del ’600 per sé e per la moglie dal marchese Giambattista Celestri (mai però utilizzato), e un simulacro di San Giuseppe, in legno di cipresso, opera dei Bagnasco di Palermo, bellissimo e di grande espressività.

A pochi metri dalla Piazza sorge il Palazzo Vitale – Ciarcia’, esempio settecentesco di dimora signorile con struttura forte e massiccia, che riassume interventi di ampliamento e miglioramento protrattisi dal XVIII al XIX secolo. Il palazzo ha saloni istoriati con molto gusto da mano particolarmente abile, scale interne in pietra asfaltica, vastissimi bassi, alcuni dei quali furono dal 1854 al 1875 sede degli uffici comunali. Sulla piazza si affaccia un elegante palazzo, gia’ dei Rinzivillo, famiglia di arrendieri, censualisti, governatori, sindaci, e oggi dei Portelli. L’edificio copriva in origine anche l’area oggi occupata dalla Lega di Miglioramento, che incorpora una parte residuale della muratura sei-settecentesca.

Sulla via dei Martiri Romeo sorge il Palazzo Carratello, in stile tardo-barocco, con elegante prospetto, scalinata in pietra asfaltica, numerosissime stanze e ampi bassi, che  tra la fine del ‘700 e i primi del nuovo secolo fu del parroco arciprete Matteo M. Carratello. Piu’ a sud, nella Piazza G. B. Celestri (gia’ C. Battisti) sorge il Palazzo Celestri – Sant’Elia, che i Celestri, signori di Santa Croce, costruirono a partire dal XVI secolo. Comprendeva gli uffici del segreto e del capitano d’arme e ampi magazzini in stile moresco, il carcere, e inoltre un piano nobile di più recente costruzione. Lungo la via Roma e nella Piazza Vittorio Emanuele sorgono alcune abitazioni in stile liberty originalmente interpretato da murifabbri locali.

Fuori dell’abitato e’ particolarmente interessante la necropoli del Mirio, poco lontana dalla bella e ricca sorgente che gli Arabi denominarono Favara come il fiumicello che da essa viene alimentato. Comprende un centinaio di tombe sub-divo del V-VI sec. d. C., appartenenti a un villaggio rurale simile a quelli sorgenti nelle contrade Cinta, San Martino, Sant’Elena e Pezza. Ai margini è visibile una tomba a grotticela dell’età di Thapsos. Nelle immediate vicinanze estremamente interessante e’  il bagno (forse inizialmente chiesetta) del Mezzagnone, massiccia costruzione, ammirata e studiata  da archeologi e viaggiatori, gemella di una costruzione  quasi analoga che sorgeva in c/da Vigna di mare ma che da tempo è scomparsa. Nel vicino “piano della fontana”, delimitato a nord da un belvedere (“passamano”) con imponente scalinata, si leva dal 1903 una artistica costruzione in blocchi di granito, che copre la sorgente e dà acqua  attraverso numerosi canali metallici. E’ quanto resta dopo la cementificazione di un’area che il marchese Vitale Celestri, come si ricorda in un cippo tufaceo (oggi conservato nel locale Museo) , fece sistemare nel 1722 con vasca, canale e lavatoio “per comodita’ dei terrazzani”.

Verso il mare, in contrada Pirrera sono visibili alcune tombe e i ruderi di una chiesetta cimiteriale cristiano-bizantina del VI sec. d.C., i cui pavimenti a mosaico, portati alla luce nel 1952, sono stati ricomposti nel Museo di Ragusa. Poco lontano sono di grande interesse  alcuni ipogei con arcosoli nelle pareti e tombe pavimentali, che confermano l’interesse storico della zona, nella quale il cristianesimo  si affermò richiamando al culto i terrazzani, e il Mulino vecchio, un tempo mosso dalle acque provenienti dalla sorgente Favara e oggi amorevolmente conservato e visitabile. Lungo la costa, segnate da spiagge ricche di sabbia e di sole, sorge il Parco di Kaukana, comprendente l’area anticamente detta delle Anticaglie, nel quale si conservano numerosi ruderi, i resti di una chiesetta cimiteriale, fondamenta e muri di case, attribuiti all’abitato e all’ancoraggio delle Kaukane, coeve  e successive all’antica  Camarina. Piu’ ad ovest, nella borgata di Punta Secca, poco oltre il Faro costruito nel 1858-59 dalla Marina su progetto dell’arch. Nicolò Diliberto D’Anna, a beneficio dei naviganti, sono gli antichi locali per la salagione del pesce, i magazzini, la chiesetta, la torre di Scalambri, costruita  nel XVI sec. su  resti di torre normanna, lo scaro artificialmente (e vanamente) scavato nella roccia ai primi del XIX. A pochi metri sorge la “Casa di Montalbano”, bella  costruzione dei Di Quattro, resa notissima dalla serie di film sul Commissario Montalbano, ricercata  dai fruitori  stranieri e nazionali e  meta di  turisti.

Proseguendo verso ovest, ai margini di un’area compresa tra l’oasi naturale di Cannitello, le profonde insenature (i Canalotti) e il mare, si levano le Torri di Mezzo e di Vigliena,  ricordo delle opere cinque-secentesche di vigilanza e difesa dalle scorrerie moresche, che resistono al tempo con sempre maggiore difficoltà. Più ad ovest e verso l’interno sono il Vallone di Randello, ricchissimo di flora e anticamente anche di fauna, e le rovine di Camarina, testimonianze concrete di una storia plurisecolare, con mura, tombe, canali, e un Museo archeologico che conserva un patrimonio di inestimabile valore, salvato in un’area per secoli variamente depredata. Qua e la’ nel territorio sono visibili masserie, casolari, palmenti, mulini, carcare, abbeveratoi, che ci ricordano le tante attivita’  agricole e le varie colture che vi si esercitavano. Attorno all’abitato di Santa Croce suscitano estremo interesse alcune casematte, appartenenti al sistema di difesa costruito durante la guerra 1940-45 lungo la costa e nell’immediato hinterland.

All’estremo nord, in posizione dominante, tra vasti carrubeti che con sempre maggiore difficoltà resistono alle trasformazioni agrarie in corso, si leva il castello di Donnafugata, antica rocca ricostruita, grandemente ampliata e abbellita nel XIX sec. dal barone Corrado Arezzo de Spuches, espressione di un sincretismo che connotava la cultura del  committente. A lato del castello è visitabile un  vasto parco, ricchissimo di vegetazione esotica  e di “scherzi”.

Prof. Giuseppe Miccichè